SALUZZO

Lavoratori stagionali che ogni anno, in estate, raggiungono Saluzzo con la speranza di trovare un impiego

Il contesto

Gemma del Piemonte e capitale di un antico Marchesato, Saluzzo sorge alle pendici del Monviso, circondata dai campi di frutta, soprattutto mele, pesche e kiwi. Qui l’economia si basa in larga scala sull’agricoltura e non può fare a meno del lavoro dei braccianti, la maggior parte dei quali provenienti dai paesi dell’Africa subsahariana. Lavoratori stagionali che ogni anno, in estate, raggiungono Saluzzo con la speranza di trovare un impiego.

Una decina di anni fa i braccianti si accampavano nella vecchia stazione dei treni, quindi si decise di spostarli in una tendopoli allestita al Foro Boario. La situazione sembrava risolta con la nascita del Pas, il Progetto di prima accoglienza stagionali, con i lavoratori ospitati nell’ex caserma Filippi. La pandemia da Covid-19 ha rimesso tutto in discussione: l’ex edificio militare è stato chiuso e i migranti sono tornati a bivaccare in strada. Oggi la sfida principale di amministratori, sindacati e associazioni è risolvere la questione abitativa e trovare una sistemazione dignitosa a questi lavoratori. Senza dimenticare i casi di sfruttamento e caporalato, meno eclatanti rispetto a quelli denunciati nel Sud Italia ma altrettanto presenti.

I lavoratori

Si muovono in bicicletta e percorrono le strade che dalla città conducono ai campi, indossando un gilet catarifrangente che quando diventa buio può salvargli la vita. I lavoratori stagionali del Saluzzese escono all’alba e fanno rientro al tramonto: il tempo di cenare, una telefonata ed è già tempo di riposare.

  • Molti lavoratori arrivano in Italia dopo un lungo viaggio, che in alcuni casi mette a repentaglio la loro vita, lasciandosi alle spalle famiglia e affetti
  • La maggior parte ha meno di 30 anni, c’è chi vuole imparare i segreti della frutticultura e un giorno tornare a casa per aprire un’azienda agricola
  • Quasi tutti inviano buona parte del guadagno alle famiglie che vivono ancora nel paese d’origine

Gli imprenditori

Nel Saluzzese la maggior parte degli imprenditori rispetta le regole, paga i lavoratori secondo i criteri di legge e, chi può, offre loro una sistemazione dignitosa. Anche da queste parti, però, c’è chi aggira le norme. Comportamenti che in alcun modo possono essere giustificati da quello che sta accedendo al comparto ortofrutticolo, settore che patisce l’influenza della grande distribuzione organizzata.

  • Gli imprenditori auspicano controlli più severi nelle filiere dei paesi esteri concorrenti, al pari di quanto avviene in Italia
  • Chiedono alle istituzioni di alleggerire il costo del lavoro, applicando, ad esempio, uno sconto sui contribuiti da versare
  • Sono pronti a investire in alloggi da destinare ai lavoratori, ma a patto che ricevano un aiuto economico per affrontare la spesa

I sindacati

C’è una considerazione sul comparto agricolo che mette d’accordo i sindacati del Saluzzese: il settore è in difficoltà e non sempre c’è spazio per tutti i lavoratori stagionali che ogni anno arrivano nel Cuneese alla ricerca di un impiego. Una situazione che – sostengono i sindacati – costringe gli imprenditori a lavorare sotto i costi di produzione, con il rischio che alcuni cedano all’illecito.

  • I sindacati si impegnano per controllare che le modalità di assunzione degli imprenditori associati rispettino le regole
  • Auspicano che gli agricoltori locali vengano pagati entro un lasso di tempo che non superi i 60 giorni e non dopo 300 giorni come avviene oggi
  • Chiedono un prezzo minimo del prodotto, che in molti casi è venduto a un costo ritenuto eccessivamente basso

Gli amministratori

L’arrivo dei lavoratori stagionali a Saluzzo non è passato inosservato. Un argomento “spinoso” che il Comune si è ritrovato a gestire mettendo in campo le risorse a disposizione. La questione va regolamentata, tenendo conto che negli ultimi 25 anni il territorio è passato da 8 mila a 13 mila ettari di frutteti, con nuove varietà introdotte che richiedono un apporto maggiore di manodopera.

  • Gli amministratori chiedono una regolamentazione dei flussi interni e un sistema di collocamento pubblico obbligatorio che incroci domanda e offerta
  • Oggi l’80% dei lavoratori stagionali sono accolti nelle aziende agricole, un esempio virtuoso che conferma come il territorio sia simbolo di accoglienza
  • È stato sottoscritto un protocollo d’intesa in Prefettura per un’accoglienza in piena sicurezza

Terzo settore

L’apporto del terzo settore nella gestione dell’accoglienza dei lavoratori stagionali si è rivelato fondamentale. Nel 2014, grazie alla Caritas di Saluzzo, è nato il progetto “Saluzzo Migrante”, il cui scopo è offrire supporto (anche legale), accoglienza e integrazione ai lavoratori attraverso un presidio permanente che sia anche un luogo di ascolto e incontro.

  • Le associazioni del territorio sostengono che i lavoratori stagionali fatichino a trovare autonomamente una soluzione abitativa ed è quindi necessario fornire loro un supporto
  • Auspicano che i lavoratori raggiungano un’autonomia economica, affinché siano in grado di affittare un alloggio, anche in condivisione
  • Chiedono una maggiore partecipazione dei Comuni del territorio: ad oggi le Amministrazioni che aderiscono all’accoglienza diffusa sono soltanto otto